martedì 12 novembre 2013

Samuele e la Morte



Sì, noi siamo di quei genitori lì, quelli che censurano. Omettiamo la morte della mamma di Bambi, di Mufasa e pure della mamma di Nemo. La morte per un bambino di 3 anni è tabù, a casa nostra.
Finchè un bella sera di metà ottobre, dopo il libretto, le luci si spengono nella loro cameretta. Ed ecco che il tristo mietitore compare nelle nostre vite.
"Mamma, mi racconti la storia di Chupachapa che era da solo perchè il papà era morto?"
Oppure: "Chupachapa che il papà era morto in Olanda"
Oppure: "Chupachapa che era da solo perchè la mamma e il papà erano morti"
Ah, Chupachapa è un topino suo alter ego nelle storie. Ah, sì, i maroni ce li siamo toccati più e più volte.
Insomma, il papà cambia argomento in modo secco ("Questa storia non mi piace te ne racconto un'altra"), la mamma si barcamena in mere illusioni ("Sì ma lui ogni volta che aveva bisogno di loro ci pensava e era come se fossero lì con lui").
Fatto sta che il nostro cane non è che stia molto bene, è da tempo malato, e ci siamo visti in una situazione un po' imbarazzante. Che fare, come parlargliene? E' un argomento difficilissimo da affrontare, bisogna stare attenti alle parole che si usano: "addormentato", poi magari lo associano al sonno, "era vecchio", e i nonni sono più vecchi di noi?, "era malato" sì, ma malato quanto? Perchè anche a me viene la febbre, morirò?
Fortunatamente abbiamo una super bibliotecaria che ci ha consigliato alcuni libri, tutti inerenti al felice argomento. Per la precisione parliamo di: Il ranocchio e il merlo di Max Velthuijs, Il viaggio sul fiume di Armin Beuscher, Il mare del cielo di Cosetta Zanotti e infine L'anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch.
Parlando del nostro caso e con la nostra sensibilità, vi consiglio i primi due e non gli ultimi due.
Il primo parla generalmente della morte: il ranocchio e i suoi amici trovano un merlo morto, ne parlano, lo seppelliscono, sentono la mancanza del suo canto, ma la vita va avanti, si salta si gioca si corre, un altro merlo canta.
Il secondo è più delicato e straziante. E' un amico che se ne va, il piccolo leprotto. Gli amici non capiscono, sanno solo che lui deve fare un lungo viaggio aldilà del fiume. Non esce la parola morte, ma il leprotto è ben chiaro: seppur con tristezza, lui non tornerà. Gli amici lo ricordano, ma anche qui il succo del racconto è che la vita va avanti.
Il terzo parla di una delle perdite più dolorose, quella del padre. Quindi se la cosa non vi tocca da vicino, non vedo perchè sottoporre questo strazio ai vostri figli. Certo, propone la morte come un passaggio bellissimo dal mare d'acqua al mare del cielo, le parole e le domande di Lino sono perfette, sono quelle di un bambino, e non si cela il dolore, lo si spiega e lo si sopporta.
L'ultimo è un bellissimo libro: la morte, rappresentata come un piccolo teschio, accompagna pian piano l'anatra verso la morte. Le sta vicino, le fa compagnia, finchè non c'è più paura.
Noi a Samuele abbiamo letto i primi due. Il ranocchio e il merlo passa un po' leggero, come incontrare un uccellino morto sul ciglio della strada, una cosa che non ci tocca da vicino. Il viaggio sul fiume invece scatena emozioni forti davvero, in un cuoricino treenne.
Gliel'ho letto un pomeriggio di ritorno da scuola, non la sera, perchè avesse il tempo di metabolizzare la cosa. L'ho preso in braccio, e dopo poco mi sono fermata per spiare la sua faccia. Aveva il becco, e con la voce un po' rotta mi ha chiesto: "Anche la mamma muo'e?" "Sì amore, ma quando sarò vecchia, vecchissima, più vecchia della bisnonna!".
Ne approfitto e gli spiego che Medea è molto molto malata e che le medicine non servono, che prima o poi anche lei andrà in cielo in un prato verde con tutti i cani, là l'aspetta anche la Nina che le sta preparando la cuccia, dobbiamo ricordarle di mettere anche una copertina perchè alla Meddy piace. Sull'orlo delle lacrime: "Ma io ci voglio bene.. non voglio che Medea muo'a..."
Proseguo con la lettura, e verso la fine, sempre voce rotta: "Anche io muo'o?"
Avete idea di quanti crack fa il cuore di una mamma a queste domande?
Fortuna che sono bambini, finito il libro se n'è uscito tranquillamente con "Andiamo di là a gioca'e?"
Siamo contenti di aver affrontato chiaramente l'argomento, lui non ha mai fatto brutti sogni, ha chiesto ancora qualche altra volta la storia di Chupachapa senza genitori, ma senza morbosità, e se torniamo sull'argomento ne parliamo tutti con leggerezza e senza censura.
A parte quando si tratta della Disney...

4 commenti:

  1. Complimenti, davvero, per come ha affrontato la questione. Anche noi censuriamo sempre (e la mamma di Nemo è rimasta a casa con l'altro fratellino...), ma verrà il momento in cui dovremo parlarne. Per fortuna fino ad ora nessuno dei nostri cari è venuto a mancare, ma sappiamo come va la vita...
    Il mio Checco, 4 anni, è un bambino che nega l'esistenza del male, lui vede sempre il lieto fine. Se qualcuno sta male...ma dopo guarisce vero? Sarà difficile spiegargli che no, qualche volta non si guarisce...

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    1. già.. io ricordo ancora gli incubi che facevo a 3-4 anni sulla morte O_O

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